Dopo oltre trentacinque anni di esibizioni, un’epoca si chiude e un nuovo capitolo si apre per la famiglia circense più celebre d’Italia. Stefano Nones Orfei e Brigitta Boccoli hanno annunciato una decisione storica: basta animali negli spettacoli. Una scelta che, pur arrivando dopo un lungo dibattito, segna un punto di svolta significativo, ponendo finalmente il benessere animale al centro della scena.
Un addio simbolico: la porta della gabbia si chiude per sempre
L’annuncio è arrivato al culmine di una delle ultime performance di Stefano Orfei come domatore. Un gesto dal forte valore simbolico, quasi un passaggio di consegne: chiudere per sempre la porta della gabbia. Non si tratta di rinnegare il passato, spiegano i coniugi, ma di un necessario adeguamento a una sensibilità collettiva in continua evoluzione, dove il rapporto tra l’uomo e l’animale viene letto con occhi diversi e più attenti.
Pressione sociale e una nuova sensibilità: il circo che cambia volto
Negli ultimi anni, il circo con animali è stato al centro di intense polemiche, divieti comunali, proteste e campagne di sensibilizzazione. Queste critiche non sono rimaste marginali, ma hanno inciso profondamente sull’organizzazione degli spettacoli, sulla loro promozione e sulla percezione pubblica. Continuare sulla strada precedente significava ignorare una trasformazione evidente. Stefano Orfei ha rivendicato un legame affettivo profondo con le tigri e gli elefanti con cui ha lavorato per decenni, ma ha riconosciuto che quella non era più la strada giusta da seguire. La questione, ormai, non è più solo personale, ma collettiva: il tema del benessere animale ha assunto un peso centrale nel dibattito pubblico e il mondo circense non può più permettersi di restare indifferente.
Oltre Moira Orfei: un futuro etico (e sostenibile)
Il nome di Moira Orfei è indissolubilmente legato all’immaginario del circo tradizionale, fatto di piume, lustrini e grandi animali in pista. Oggi, quell’immagine inizia a prendere una nuova forma. I coniugi Orfei parlano di rispetto per la storia familiare, ma anche della necessità di guardare avanti. È una trasformazione attesa da molti e riconoscere che i tempi sono cambiati significa assumersi una responsabilità precisa.
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