L’aria nelle nostre città sta migliorando, o almeno così sembrerebbe a prima vista. Il 2025 ha portato con sé un sospiro di sollievo, con un numero significativamente inferiore di capoluoghi che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 rispetto agli anni precedenti. Un dato che ci fa tirare un respiro più profondo, ma che, come un cielo azzurro dopo una tempesta, nasconde ancora qualche nuvola all’orizzonte. Il report “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente ci svela una fotografia complessa, dove i progressi sono innegabili, ma la strada verso un’aria davvero pulita è ancora lunga e piena di sorprese.
La classifica 2025 della qualità dell’aria in Italia
Se il numero complessivo di città fuorilegge è sceso da 25 a 13 nel giro di un anno, un segnale più che positivo, la classifica dei “più inquinati” riserva qualche sorpresa inaspettata. A conquistare la “maglia nera” per il maggior numero di sforamenti dei limiti giornalieri di PM10 è stata Palermo, con ben 89 giorni di aria irrespirabile. Un dato che la porta in testa, seguita da Milano (66 sforamenti), Napoli (64) e Ragusa (61). Un podio che mescola grandi metropoli e realtà più piccole, dimostrando come la sfida dell’aria pulita non conosca confini geografici, ma sia una battaglia trasversale che coinvolge tutto il Paese.
Altre città come Frosinone, Lodi, Monza, Cremona e Verona si posizionano subito dietro, con un numero di giorni oltre la soglia che ci ricorda quanto la guardia non possa mai essere abbassata. È un miglioramento, sì, ma fragile, quasi un’illusione ottica che non deve distrarci dalle sfide più grandi che ci attendono.
Il conto alla rovescia per il 2030: l’Italia è pronta?
La doccia fredda arriva quando lo sguardo si sposta al 2030, anno in cui entreranno in vigore i nuovi e ben più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria. Qui, lo scenario cambia radicalmente: se applicassimo oggi questi parametri, oltre la metà dei capoluoghi italiani (il 53% per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2) risulterebbe già fuorilegge. Un allarme rosso che evidenzia la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti.
Cremona, Lodi, Cagliari e Verona, per esempio, sono tra le realtà che necessitano delle riduzioni più significative per rientrare nei parametri. Anche metropoli come Milano, Napoli, Torino e Palermo rischiano di restare ben al di sopra degli obiettivi. E non dimentichiamo il bacino padano, che continua a essere una delle aree più critiche d’Europa, con l’inquinamento che si sposta sempre più verso i centri minori e rurali, anche a causa degli allevamenti intensivi.
Un futuro più pulito è possibile: le mosse per cambiare rotta
Nonostante le ombre, che erano nettamente prevedibili e non costituiscono alcuna sorpresa, il messaggio finale è di speranza e concretezza. L’Italia ha la possibilità di invertire la rotta e di raggiungere gli ambiziosi obiettivi del 2030, ma servono azioni immediate e strutturali. Legambiente propone un piano d’attacco su più fronti:
- Mobilità sostenibile: più investimenti nel trasporto pubblico, estensione delle zone a traffico limitato e maggiore diffusione delle reti ciclo-pedonali.
- Riscaldamento ed edifici: superare progressivamente l’uso di biomasse nei territori più critici e avviare programmi di riqualificazione energetica.
- Industria, agricoltura e allevamenti: piani di bonifica, restrizioni severe e riduzione dell’intensità di allevamento, soprattutto nelle aree più colpite.
- Risorse e Coordinamento: Ripristinare i fondi tagliati e garantire un coordinamento efficace tra Stato, Regioni e Comuni.
L’aria che respiriamo è un bene prezioso, fondamentale per la nostra salute e per la qualità della vita. I progressi del 2025 sono un incoraggiamento, ma non un punto di arrivo. La sfida del 2030 è un’opportunità per costruire città più vivibili, dove il benessere e la sostenibilità non siano solo parole, ma una realtà tangibile. Serve l’impegno di tutti, dalle istituzioni ai singoli cittadini, per trasformare le “maglie nere” di oggi nei campioni dell’aria pulita di domani. Il futuro è nelle nostre mani, o meglio, nei nostri polmoni.
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