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Rolling Stones, la reunion (mancata) con Amy Winehouse: la cover a sorpresa in Foreign Tongues


Con Foreign Tongues, l’attesissimo album in uscita il 10 luglio, i Rolling Stones ci spiazzano ancora. Questa volta la sorpresa non è un riff inedito di Keith Richards, ma un commosso e inaspettato tributo: una cover di You Know I’m No Good di Amy Winehouse, arricchita dall’armonica di Mick Jagger.


Se per le leggende del rock ripescare classici soul non è una novità, sceglierne uno tratto da un capolavoro contemporaneo come Back to Black è un colpo di scena. «Volevamo omaggiare un’artista donna, preferibilmente inglese visto che registravamo in patria», ha spiegato Jagger a Uncut. «Back to Black è immenso e credo nessuno l’abbia mai reinterpretata. Mi sono divertito a sostituire i fiati originali con l’armonica, cercando di non fare il semplice compitino ma dandogli una nostra impronta». Un’impronta che lo stesso Richards, da anni, loda definendo Jagger “un armonicista unico”, nonostante la finta modestia del frontman.


Un legame profondo oltre il palco


Ma dietro questa scelta musicale c’è una connessione umana profonda, nata quando gli Stones e Amy condivisero il palco all’Isola di Wight nel 2007 per un indimenticabile duetto su Ain’t Too Proud To Beg. Un incontro che segnò particolarmente la band. Ronnie Wood, ricordando al Sunday Times l’artista scomparsa 15 anni fa, ha svelato un legame confidenziale fatto di incoraggiamenti crudi ma sinceri prima dei live: «Le dicevo di mollare la vodka nascosta nell’acqua e salire sul palco, perché lassù era straordinaria. La sua perdita è stata come dire addio a Billie Holiday».


Anche Keith Richards conserva un rimpianto agrodolce: «Credevo che le nostre strade si sarebbero incrociate di nuovo. Sono grato di aver suonato con lei almeno una volta». Parole che fanno eco ai lucidi e profetici timori espressi da Jagger già nel 2007, quando pur elogiandone la classe cristallina, si augurava che Amy trovasse la forza di cambiare rotta, ascoltando quella stessa “voce” che, decenni prima, gli aveva impedito di trasformarsi nell’ennesima leggenda morta troppo presto.