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Stefano De Martino e Sanremo 2027: come scoprire se una canzone è fatta con l’IA? Il parere dell’esperto


L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di scrivere, produrre e ascoltare musica, aprendo nuove possibilità ma anche interrogativi sul futuro della creatività. In vista di Sanremo 2027, il tema si intreccia con la visione del direttore artistico Stefano De Martino, che ha espresso la volontà di puntare sulla grande musica italiana.


Ma come si riconosce una canzone realizzata con l’IA? E soprattutto, che cosa rende davvero umana una canzone? A fare chiarezza è Renato Caruso – chitarrista, compositore e divulgatore scientifico-musicale – in un’intervista rilasciata al magazine Oggi.



Sanremo 2027, Stefano De Martino e l’intelligenza artificiale: riconoscere una canzone non è semplice


Distinguere un brano realizzato dall’intelligenza artificiale da uno lato interamente dal lavoro umano è molto più complicato di quanto si possa pensare. Come spiega Caruso, oggi non basta chiedersi se una canzone sia stata generata da un algoritmo: bisogna capire in quale fase del processo creativo sia intervenuta la tecnologia e quanto abbia contribuito al risultato.


Un musicista, per esempio, potrebbe utilizzare l’IA per sviluppare alcune idee iniziali, modificare successivamente melodie e accordi, riscrivere il testo e registrare voci e strumenti reali. Il risultato finale potrebbe apparire del tutto tradizionale, rendendo difficile risalire all’origine del brano.


Anche le marcature digitali, pensate per identificare i contenuti generati artificialmente, non offrono sempre una soluzione. Per ricostruire il percorso creativo possono essere più utili le diverse versioni del progetto, i provini, i memo vocali e i file MIDI, che conservano informazioni sulla composizione.


All’ascolto, alcuni indizi possono comunque attirare l’attenzione: testi molto generici, rime prevedibili, strutture ripetitive o voci con anomalie nei respiri e nella pronuncia. Nessuno di questi elementi, però, costituisce una prova definitiva. Una canzone convenzionale può essere stata scritta da una persona, così come un brano realizzato con il supporto dell’IA può risultare originale e curato.



Perché la musica ha ancora bisogno delle emozioni umane


Al di là della tecnologia, la questione riguarda il significato stesso della musica. Un brano non è soltanto una sequenza di note ben organizzate: può racchiudere ricordi, esperienze, fragilità e momenti che hanno segnato la vita di chi lo scrive.


È proprio qui che l’intervento umano può fare la differenza. Una pausa insolita, una parola imperfetta o un ritmo irregolare possono diventare parte dell’identità di una canzone, trasformando un dettaglio apparentemente trascurabile in qualcosa di riconoscibile e personale.


Questo non significa che l’intelligenza artificiale debba essere esclusa dalla musica. Può aiutare a sperimentare armonie, costruire basi ritmiche e superare un blocco creativo. Il confine, secondo la riflessione di Caruso, sta nel ruolo assegnato alla tecnologia: uno strumento per sviluppare un’idea, non necessariamente un sostituto della visione dell’artista.


In questo scenario, la trasparenza diventa fondamentale. Sapere quando e come è stata utilizzata l’IA permette di comprendere meglio il percorso che ha portato alla nascita di un brano e di riconoscere il contributo delle persone coinvolte. Perché, anche mentre la musica cambia, il legame tra una canzone e chi ha qualcosa da raccontare resta un elemento centrale della sua forza emotiva.