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Stop ai social per gli under 16 (forse anche in Italia): sei d’accordo?


Sempre più governi stanno mettendo nel mirino l’accesso ai social network per i più giovani e il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio. L’ultima mossa arriva dalla Spagna, che ha deciso di introdurre entro la fine dell’anno un divieto totale per gli utenti sotto i 16 anni. Una decisione che riaccende il dibattito anche nel nostro Paese e che segue una scia di provvedimenti sempre più stringenti adottati nel resto del mondo.


Stop ai social per i minorenni: tutte le leggi che stanno cambiando Internet


A fare da apripista è stata l’Australia, primo Stato ad aver vietato completamente i social ai minori di 16 anni. La misura, entrata in vigore all’inizio di dicembre 2025, ha portato alla cancellazione di ben 4,7 milioni di account. Il blocco però non riguarda tutte le piattaforme: restano infatti accessibili servizi come YouTube, Whatsapp e Google Classroom. Nonostante le polemiche che hanno accompagnato la scelta australiana, diversi Paesi stanno valutando di seguire la stessa strada. Il Regno Unito e la Malesia hanno già annunciato l’intenzione di introdurre restrizioni simili, mentre l’Unione Europea ha approvato a novembre 2025 una mozione che invita gli Stati membri a fissare l’età minima a 16 anni. Alcuni governi si sono mossi rapidamente: la Francia, già da gennaio, ha stabilito il limite a 15 anni prevedendo multe molto severe per chi viola la normativa, mentre anche Danimarca e Norvegia hanno varato leggi analoghe.


Social vietati ai minori: cosa sta succedendo in Europa e in Italia


In Italia, invece, il quadro è ancora in fase di definizione. Dopo la proposta arrivata dall’Unione Europea, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha dichiarato di voler seguire il modello australiano. Si starebbero valutando diverse ipotesi per limitare l’accesso ai social ai più giovani, con proposte che prevedono soglie tra i 14 e i 15 anni e, in alcuni casi, forme di supervisione fino alla maggiore età. L’idea di prendere come riferimento modelli già adottati all’estero, come quello australiano, è entrata nella discussione pubblica, ma non esiste ancora una linea definitiva condivisa.


A frenare l’introduzione di restrizioni più rigide ci sono anche alcune perplessità sull’efficacia di un divieto totale. Secondo alcune posizioni critiche, affidare allo Stato il controllo dell’età di accesso potrebbe entrare in contrasto con il ruolo educativo delle famiglie. Il confronto resta quindi aperto e il futuro delle regole sui social per i minori, anche nel nostro Paese, appare ancora tutto da definire.


Foto: iStock.