Ogni tanto arriva una notizia che ti fa pensare: forse il futuro è davvero più luminoso di quanto crediamo. Questa volta arriva dall’Australia, dove un gruppo di ricercatori ha appena battuto un primato mondiale nel mondo del solare. E il bello è che c’entra una parola dal nome quasi misterioso: perovskite.
Perovskite, il materiale che fa sognare il fotovoltaico
Se non ne hai mai sentito parlare, nessun problema: la perovskite è considerata una delle grandi promesse dell’energia solare di prossima generazione. Trasforma la luce in elettricità con un’efficienza altissima e, almeno in teoria, costa meno da produrre.
C’è però un piccolo problema. Quello che funziona benissimo in una cella da laboratorio grande quanto un francobollo non sempre si comporta altrettanto bene quando si passa in grande. Ed è proprio qui che entra in scena la squadra dell’UNSW, l’università di Sydney, guidata dal professor Xiaojing Hao, insieme all’azienda UtmoLight.
Un sottomodulo da record: 23,5% di efficienza
Il risultato? Un’efficienza certificata del 23,5% su un sottomodulo di 30 x 30 centimetri, quasi 0,6 punti in più del record precedente. Può sembrare poco, ma in questo campo ogni decimale conta, e qui si riduce ancora il divario con le piccolissime celle da laboratorio.
Il trucco, raccontano i ricercatori, è stato togliere di mezzo uno strato che di solito si usa per evitare i cortocircuiti: quello di ossido di nichel. Oltre a rendere tutto più complicato, poteva reagire con la perovskite e renderla meno stabile. Via lo strato, un passaggio di produzione in meno e un dispositivo che funziona alla grande.
Hao sottolinea che l’obiettivo non era solo il numero: contava capire come progettare materiali che restino efficaci anche quando si passa alle condizioni della produzione industriale. E collaborare con un partner del settore ha permesso di verificare subito se le idee fossero davvero scalabili, senza perdere anni su strade impraticabili.
E adesso? Verso i pannelli di dimensioni reali
La sfida non è finita. La perovskite soffre ancora umidità, calore e sole prolungato, e la stabilità nel tempo resta il tasto dolente. Per questo il team vuole costruire nei prossimi mesi un modulo in scala reale da 2,8 metri quadrati, grande quanto un pannello commerciale, con un’efficienza attesa intorno al 18-19%.
Un passo alla volta, ma la direzione è chiara: pannelli più potenti, magari abbinati al silicio che già conosciamo, per avere più energia senza aumentare le dimensioni. Una di quelle notizie che ti ricordano che la ricerca, ogni tanto, ci regala un bel sorriso.