Da oggi WhatsApp non sarà più solo per over 13. Proprio mentre in Europa si discute di vietare i social network ai minori di 16 anni, Meta ha deciso di abbassare l’età minima per usare l’app di messaggistica, ma con una condizione: i genitori dovranno gestire gli account dei più piccoli. Una mossa che ha già scatenato reazioni contrastanti tra chi la vede come una tutela e chi come un’inutile complicazione.
WhatsApp under 13: come funziona il nuovo sistema
La novità entrerà in vigore gradualmente nei prossimi mesi e permetterà ai minori di 13 anni di usare WhatsApp, ma solo sotto la supervisione di un adulto. L’account del minore sarà collegato a quello del genitore, che potrà controllare le richieste di messaggi (sia da contatti conosciuti che sconosciuti) e l’accesso a gruppi e canali. Un dettaglio importante: i genitori non potranno leggere i messaggi già scambiati, per garantire una minima privacy.
Per attivare il profilo, l’adulto dovrà avere un account WhatsApp e accettare i nuovi termini di servizio. La decisione di Meta arriva per allinearsi al Digital Service Act, il regolamento europeo sui servizi digitali, che in alcuni Paesi (come l’Italia) già vietava l’uso dell’app agli under 13.
Perché la scelta di Meta fa discutere
La notizia ha generato confusione, soprattutto tra i più giovani. Molti temevano che WhatsApp avrebbe iniziato a verificare l’età degli utenti, bloccando chi avesse dichiarato dati falsi. In realtà, Meta non ha previsto controlli automatici: l’unico modo per impedire l’uso dell’app ai minori resta la segnalazione dei genitori.
Secondo i termini di servizio, infatti, creare un account con informazioni false o per conto di un minore costituisce una violazione. Tuttavia, senza un sistema di verifica efficace, la responsabilità ricade interamente sulle famiglie. Questo ha portato alcuni a chiedersi: la misura è davvero utile o solo un modo per scaricare la responsabilità sugli utenti?
Cosa rischiano i minori che usano WhatsApp senza permesso
Al momento, non ci sono sanzioni previste per i ragazzi che continueranno a usare l’app senza il controllo dei genitori. Tuttavia, Meta potrebbe limitare o bloccare l’accesso in caso di segnalazioni. Il vero rischio, però, è un altro: l’esposizione a contenuti inappropriati o a contatti indesiderati, senza alcuna protezione.
Per ora, la soluzione proposta da Meta sembra più un compromesso che una vera tutela. Resta da vedere se i genitori saranno disposti a gestire gli account dei figli o se, come spesso accade, molti continueranno a ignorare le regole.
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