Quando la Polizia Ambientale di San Paolo, in Brasile, ha ricevuto una segnalazione per un piccolo felino in difficoltà, pensava di trovare il solito gattino spaventato. Sul posto, però, gli agenti si sono trovati davanti tutt’altro: un cucciolo di jaguarundi, piccolo felino selvatico originario delle Americhe, curioso e apparentemente a proprio agio con gli esseri umani.
Un cucciolo che sembrava un gatto, ma non lo era
La segnalazione, arrivata da una donna nel mese di maggio, descriveva un felino in evidente difficoltà. Le dimensioni ridotte e il muso arrotondato dell’animale avrebbero potuto trarre chiunque in inganno, ma bastava osservarlo più da vicino per capire che si trattava di qualcosa di diverso: durante l’intervento il cucciolo ha osservato gli agenti e ha persino interagito con loro, mostrando una tranquillità che, paradossalmente, nascondeva il pericolo più grande.
Lo jaguarundi: un felino selvatico che sembra domestico
Lo jaguarundi, dal nome scientifico Herpailurus yagouaroundi, si distingue per il corpo allungato, le zampe corte e il mantello privo delle classiche macchie o rosette di altri felini selvatici, con colorazioni che vanno dal grigio-bruno al rossiccio.
Da adulto può raggiungere dimensioni simili a quelle di un grosso gatto domestico, ma resta un animale solitario, abile arrampicatore, che vive tra la fitta vegetazione cacciando piccoli mammiferi, uccelli e rettili: caratteristiche che lo rendono profondamente diverso da qualsiasi gatto di casa, nonostante l’aspetto possa ingannare.
Perché la docilità può essere un rischio per la sua libertà
Proprio su questo aspetto la Polizia Ambientale ha voluto richiamare l’attenzione: un cucciolo di felino selvatico può sembrare sorprendentemente mansueto, ma questo non lo rende domestico. Se durante la crescita imparasse ad associare gli esseri umani al cibo o alla sicurezza, il suo ritorno in natura diventerebbe molto più complicato.
Per questo motivo il piccolo è stato trasferito in un centro specializzato, dove sarà sottoposto a valutazioni veterinarie e a un percorso di riabilitazione pensato non solo per la sua salute fisica, ma anche per verificare che conservi i comportamenti tipici di un animale selvatico, condizione indispensabile per un eventuale ritorno in libertà.