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Trova mille lire che aveva dimenticato dal 1963 e ora valgono una fortuna: la storia vera

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Pubblicato il 17/03/2026
Di Team Digital
Trova mille lire che aveva dimenticato dal 1963 e ora valgono una fortuna la storia vera


Un baule polveroso, un garage dimenticato e un libretto di risparmio sepolto tra costumi di scena e copioni ingialliti. Quella che sembrava una semplice curiosità del passato si è trasformata in una sorpresa da 50.000 euro. A scoprirlo, Umberto Libassi, attore teatrale di 72 anni, che ha ritrovato un deposito aperto dai genitori nel 1963 e mai più toccato. Ma quanto vale davvero quel foglietto di carta dopo sessant’anni? E come si fa a riscuoterlo?


Mille lire del 1963: oggi valgono 50.000 euro


Era il 25 ottobre 1963 quando i genitori di Umberto Libassi, anche loro attori, aprirono un libretto al portatore presso la Cassa di Risparmio di Trieste. Mille lire depositate come regalo per il figlio di nove anni, forse per una comunione o una cresima. Nessuno avrebbe mai immaginato che quella piccola somma, dimenticata in un baule per decenni, potesse trasformarsi in una cifra da capogiro.


Secondo la stima del consulente dell’avvocato Stefano Rossi, dell’Associazione Italia di Roma, il valore attuale del libretto supererebbe i 50.000 euro. Un calcolo che tiene conto degli interessi legali, della rivalutazione monetaria, della capitalizzazione e dell’anatocismo maturati in oltre sessant’anni. Ma la domanda sorge spontanea: come si fa a trasformare quel pezzo di carta in denaro sonante?


Chi paga? La battaglia legale dietro il rimborso


Il primo ostacolo è di natura burocratica. La Cassa di Risparmio di Trieste non esiste più: l’istituto è stato assorbito da Unicredit, che oggi potrebbe essere chiamata a rispondere del debito. Ma non è tutto. Secondo l’avvocato Rossi, anche il Ministero dell’Economia potrebbe essere coinvolto in solido, data la natura pubblica dell’istituto originario.


E poi c’è la questione della prescrizione. Il legale sostiene che i termini non siano ancora scaduti: il conteggio, infatti, partirebbe dalla data del ritrovamento del libretto, non da quella del deposito. Una tesi che, se confermata, aprirebbe la strada al rimborso. Ma non sarà una strada semplice: le pratiche per il recupero di titoli dimenticati possono essere lunghe e complesse, soprattutto quando coinvolgono istituti bancari che nel frattempo hanno cambiato assetto societario.


10 milioni di titoli dimenticati: quanti altri casi come quello di Libassi?


Il caso di Umberto Libassi non è isolato. Secondo l’Associazione Italia, in Italia esisterebbero circa 10 milioni di titoli di credito antichi mai riscossi. Tra questi, buoni postali, libretti bancari e Bot dimenticati in cassetti, bauli o soffitte. Titoli che, in alcuni casi, potrebbero valere cifre importanti, proprio come nel caso dell’attore teatrale.


Ma come fare per scoprire se si è in possesso di uno di questi “tesori nascosti”? Il primo passo è controllare vecchi documenti, libretti o titoli di famiglia. Se si trova qualcosa di sospetto, è consigliabile rivolgersi a un consulente legale o a un’associazione specializzata, come l’Associazione Italia, per valutare la fattibilità del recupero.


Dimenticato per 60 anni: come è stato possibile?


La storia di Umberto Libassi è anche una storia di oblio. Quel libretto è rimasto sepolto in un baule insieme a costumi di scena e copioni, trasferito da una casa all’altra fino a finire in un garage di Pieve del Grappa, in provincia di Treviso. Solo un caso fortuito ha riportato alla luce quel pezzo di carta, trasformando una dimenticanza in una fortuna.


Ma perché nessuno si è mai accorto di quel deposito? Forse perché, in una famiglia di attori, il teatro e la vita quotidiana hanno sempre avuto la precedenza. O forse perché, in quegli anni, un libretto di risparmio era visto più come un gesto simbolico che come un vero investimento. Qualunque sia la ragione, oggi quel gesto simbolico potrebbe trasformarsi in una svolta economica.


Foto: iStock.


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