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1.000 miliardi l’anno: lo studio svela il “debito climatico” dello 0,01% più ricco del mondo

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Pubblicato il 12/06/2026
Di Team Digital
1000 miliardi lanno lo studio svela il debito climatico dello 001 pi ricco del mondo


Mentre il mondo cerca soluzioni per ridurre le emissioni, c’è una domanda che resta senza risposta: chi paga davvero il prezzo della crisi climatica? Secondo un nuovo rapporto di Greenpeace Africa, la risposta potrebbe nascondersi tra le élite finanziarie globali. Lo 0,01% più ricco del pianeta accumula infatti un debito climatico vicino ai 1.000 miliardi di dollari l’anno, un valore che supera di gran lunga l’impatto dei consumi di lusso.


Debito climatico: cos’è e perché riguarda i super ricchi


Il concetto di debito climatico misura il costo economico dei danni causati dalle emissioni che superano la quota equa compatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Ma c’è un dettaglio cruciale: questo debito non è distribuito in modo uniforme. Secondo Greenpeace, la responsabilità climatica è concentrata nelle mani di una ristrettissima élite, che possiede asset e investimenti ad alta intensità di carbonio.


Il rapporto evidenzia come il 992 miliardi di dollari annui di debito climatico attribuibili allo 0,01% più ricco derivino principalmente dagli investimenti, non dai consumi. Un dato che ribalta la narrazione comune: non sono solo jet privati o yacht a pesare sul clima, ma soprattutto le partecipazioni in aziende inquinanti.


Investimenti vs consumi: dove si nasconde l’impatto maggiore


I numeri sono chiari. Nel 2022, ogni individuo appartenente allo 0,01% più ricco (con un patrimonio superiore a 38 milioni di dollari) generava un debito climatico medio di 1,24 milioni di dollari solo dagli investimenti. Per i consumi personali, la cifra scendeva a 507.000 dollari. Una differenza che sottolinea come la vera leva di cambiamento non sia solo modificare gli stili di vita, ma intervenire sulle scelte finanziarie delle élite.


Clara Thompson di Greenpeace International ha dichiarato: “Stiamo scoprendo che l’impatto climatico dei super ricchi è molto più grave di quanto immaginassimo”. Una constatazione che solleva una domanda scomoda: se la crisi climatica colpisce tutti, perché i costi ricadono soprattutto sulle fasce più vulnerabili?


Chi inquina paga? Le proposte per un sistema più equo


Greenpeace propone una serie di misure per affrontare il problema. Tra queste:


  • Tassazione della ricchezza estrema, con un focus sugli investimenti ad alta intensità di carbonio.
  • Maggiore trasparenza fiscale, per contrastare l’elusione e garantire che chi inquina contribuisca ai costi della transizione ecologica.
  • Ridistribuzione delle risorse, per sostenere i Paesi più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico.


L’obiettivo? Raggiungere un fabbisogno finanziario stimato in almeno 1.000 miliardi di dollari all’anno, necessario per affrontare la crisi climatica e supportare le comunità più esposte. Un traguardo che, secondo l’organizzazione, potrebbe essere più vicino se si intervenisse sulle fonti del problema: la concentrazione della ricchezza e il suo impatto ambientale.




Foto: LaPresse.


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