17 milioni di animali ogni anno finiscono nei mercati italiani, spesso in condizioni critiche. Ma da oggi, almeno in un comune piemontese, questa pratica è storia. Leini ha approvato all’unanimità un regolamento che vieta la vendita e la detenzione di animali vivi nei mercati settimanali, diventando il primo in Piemonte a compiere questo passo. Una decisione che arriva dopo anni di battaglie animaliste e che potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento più ampio.
Leini vieta la vendita di animali vivi: cosa cambia nei mercati
Il Consiglio comunale di Leinì ha detto basta alla vendita ambulante di animali vivi, una pratica che da sempre solleva polemiche per le condizioni in cui vengono tenuti gli animali. Gabbie sovraffollate, esposizione a rumori e temperature estreme, trasporti stressanti e manipolazioni continue sono solo alcune delle criticità che il nuovo regolamento vuole eliminare. Ma non è solo una questione di benessere animale: il divieto punta anche a ridurre i rischi sanitari, come la diffusione di malattie zoonotiche e i problemi igienici legati al contatto tra specie diverse e alimenti.
La coalizione “Non in vendita”: gli animali non sono merce
Dietro questa svolta c’è la neonata coalizione “Non in vendita”, formata da Animal Law Italia, l’associazione Animal, la Rete dei Santuari di Animali Liberi e il collettivo Zoout. L’obiettivo è chiaro: promuovere l’adozione responsabile e contrastare gli acquisti d’impulso, spesso causa di abbandoni e maltrattamenti.
Il regolamento di Leini: benessere animale e responsabilità
Il nuovo regolamento non si limita a vietare la vendita di animali vivi. Stabilisce un quadro completo per la tutela degli animali, con norme su maltrattamento, abbandono, trasporto e detenzione. Introduce anche percorsi di educazione civica e una stretta collaborazione con enti veterinari e associazioni. Le uniche eccezioni riguardano eventi patrocinati dal Comune, ma sempre nel rispetto delle norme sul benessere animale. Per Animal Law Italia e la coalizione, questa è solo la prima vittoria: il prossimo obiettivo è convincere Torino a seguire l’esempio di Leinì.
Un modello per l’Italia: Leini tra le città virtuose
Con questa decisione, Leini entra nel novero delle oltre 20 città italiane che hanno già adottato misure simili, tra cui Milano, Roma, Monza, La Spezia, Bari e Lecce. Un segnale importante, che potrebbe ispirare altre amministrazioni a seguire la stessa strada. La speranza è che il Piemonte diventi un esempio per tutto il Paese, trasformando il rispetto per gli animali in una regola condivisa.
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